Per informazioni
Dr.ssa Tiziana Greggi
Responsabile SSD Chirurgia delle deformità del rachide
tel. 051-6366430
e-mail tiziana.greggi@ior.it
Scoliosi: Trattamento chirurgico della scoliosi precoce
In presenza di una deformità vertebrale ad esordio “precoce”, ovvero diagnosticata entro i primi 10 anni di età (early onset scoliosis), è ormai accertato come non si debba esitare ad intraprendere trattamenti chirurgici in breve tempo, al fine di evitare progressioni verso deformità gravi e verso quadri in insufficienza respiratoria severa.
La caratteristica di queste deformità, infatti, oltre ad una incredibile precocità d’esordio (anche 1 o 2 anni) è una severa evolutività ed una loro strutturazione prima della maturità scheletrica, in particolar modo quando sono associate a condizioni sindromiche (malattie neuromuscolari, Neurofibromatosi, sindrome di Marfan, Mielomeningocele, Sindrome di Prader Willi, ecc) con una compromissione non solo della colonna ma anche della gabbia toracica e del parenchima polmonare, con il rischio di incorrere in un’insufficienza respiratoria grave e precoce. Il primo approccio al trattamento di queste scoliosi è il busto ortopedico, ma difficilmente vengono controllate con successo: per tale motivo si deve pensare alla chirurgia.




L’allungamento periodico dei sistemi, qualunque si scelga di impiantare, è raccomandato circa ogni 6-8 mesi sia per accompagnare la crescita della colonna vertebrale e della gabbia toracica, sia per ottenere una graduale correzione della deformità stessa. La procedura viene solitamente eseguita attraverso una piccola incisione in anestesia generale a livello del connettore della barre. Si esercita quindi una distrazione e si serra nuovamente il sistema. Il numero di allungamenti da effettuare è variabile in funzione del tipo di scoliosi, dell’età cronologica e scheletrica del paziente. Una volta che il chirurgo vertebrale pediatrico stabilisce che il massimo beneficio del trattamento è stato raggiunto, quasi sempre ad 11-13 anni di età, bisogna prospettare ai genitori il trattamento chirurgico finale o definitivo, che nella maggior parte dei casi consiste in una artrodesi posteriore strumentata, per correggere in modo permanente la colonna vertebrale; altre volte invece si può decidere di lasciare in sede i sistemi allungabili o ancora rimuoverli e lasciare i pazienti liberi da busto.
Da poco tempo, nel Nostro Istituto si è iniziato ad utilizzare sistemi con barre magnetiche allungabili dall’esterno (Fig. 5 e 6). Questo speciale tipo di barre viene impiantato come le tradizionali con un intervento chirurgico in anestesia generale. L’innovazione di questi strumentari consiste nella possibilità di allungarli dall’esterno senza alcun intervento chirurgico, grazie ad un “controller” magnetico (Fig. 7). Tutta la manovra è eseguita in regime ambulatoriale o di Day Hospital, evitando ricoveri e stress ulteriori per il piccolo paziente, che torna a casa in giornata senza dolore. Queste barre hanno un’indicazione ben precisa e non possono purtroppo essere utilizzate su tutti i pazienti, poiché avendo al loro interno un dispositivo magnetico, si preclude la possibilità di eseguire Risonanze Magnetiche dopo l’impianto. Quindi, andranno evitate ad esempio su pazienti che dovranno eseguire RM di controllo per eventuali patologie malformative del midollo spinale.



In ogni caso, qualunque sistema si scelga di utilizzare, in questo speciale gruppo di piccoli pazienti le tecniche di correzione delle deformità vertebrali che rispettano l’accrescimento residuo della colonna, costituiscono una reale promessa nel prevenire le gravissime sequele di una crescita inadeguata della schiena, della gabbia toracica e dei polmoni.
Scheda revisionata il: 11 novembre 2011.

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