1888. La teleferica per San Michele in Bosco, quasi un volo sulla città

La funicolare Ferretti che collegava la città a San Michele in Bosco nel 1888Alessandro Ferretti era nato a Fabbrico, paese emiliano della pianura reggiana, nel 1851; divenuto ingegnere si specializzò in progettazioni ferroviarie con un indirizzo verso le ferrovie di montagna e le teleferiche, sia su cavo che a cremagliera. Nella sua vita (morì nel 1930) collegò il centro storico murato di Bergamo con la pianura, intervenne a Como e in molte altre città d’Italia.

Nel 1888 in occasione dell’Esposizione Emiliana realizzò quella che risultò essere una delle attrazioni della mostra: la cremagliera per San Michele in Bosco. L’Esposizione si svolse  in  parte in padiglioni costruiti nei Giardini Margherita e in parte presso l’antico cenobio di San Michele, opportunamente mimetizzato affinché non si notasse la sua origine conventuale.

Tra i Giardini Margherita e la sommità del colle attraverso le attuali via Castiglione e Putti vi era un trenino a vapore, mentre all’inizio della salita dell’attuale via Codivilla partiva la teleferica a cremagliera che giungeva al piazzale della chiesa.

L’impianto era mosso da una macchina a vapore, a 12 cavalli di potenza, aveva due binari, uno per salire e uno per scendere, con due vagoncini per 15 posti ognuno. Superava il dislivello di una cinquantina di metri con circa duecento metri di percorso in due minuti scarsi. A causa anche dell’effetto che dava l’impressione di sollevarsi in volo sulla città sottostante la teleferica ebbe un successo strepitoso.

Racconta un cronista del 1888: “una impressione nuova che confina con l’emozione... sembra di innalzarsi da terra, trasportati da qualche forza invisibile…”. Al termine sul piazzale vi era un ristorante.

Terminata l’esposizione vi fu chi propose il mantenimento dell’impianto ma l’idea fu respinta. L’ing. Alessandro Ferretti, dato che c’era, propose anche una funicolare a cremagliera per San Luca ma questo progetto non fu accettato.

Unico aspetto sgradevole, ma a quei tempi fu poco notato, era che se il viaggiatore nella funicolare guardava verso la città aveva l’”effetto volo”, se invece guardava l’avvicinarsi della chiesa di San Michele osservava l’obbrobrio del campanile di San Michele a cui era stato mozzato il cupolino per ricavarne un terrazzo su cui far garrire una bandiera: si voleva far passare il campanile per una torre. Erano tempi di forti laicità, almeno per chi, pochi, comandava. Per fortuna la stupidaggine fu rimediata un paio di decenni dopo e il cupolino fu rifatto.

Angelo Rambaldi

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