Vittorio Putti

Nato a Bologna il 1 marzo 1880, figlio di un chirurgo e nipote da parte di madre del poeta Panzacchi, Vittorio Putti ereditò dall'uno l'amore per la sua città e per laVittorio Putti (1880-1940) medicina, dall'altro la poetica eloquenza e lo stile forbito. Dopo aver conseguito brillantemente il diploma liceale, si laureò in Medicina nel luglio 1903 mostrando grande interesse per l'anatomia patologica. Utilizzando ad agosto, per compiervi studi al microscopio, il Laboratorio dell'Istituto Rizzoli Putti si ritrovò ad accettare, suo malgrado, la proposta dell'allora Direttore Prof. Codivilla di divenirne assistente senza sapere che non l'avrebbe più abbandonato.

Dopo aver frequentato un Corso di perfezionamento in tecnica radiologica a Monaco di Baviera nel 1905, si recò nuovamente all'estero nel 1907 per conoscere il perfezionamento della chirurgia ortopedica raggiunto nelle cliniche in Germania, Austria e Ungheria.

La sua carriera all'interno dell'Istituto fu rapida: ottenne la nomina di Vice Direttore dell'Istituto nel 1909 e, alla morte prematura del Prof. Codivilla nel 1912, fu nominato Direttore Clinico, per poi diventarne Direttore Unico nel 1915. Brillante fu anche la sua carriera universitaria: conseguita la libera docenza in clinica ortopedica nel 1910, quella in clinica chirurgica e medicina operatoria nel 1916, fu nominato professore ordinario a Bologna nel 1919.

Durante il conflitto bellico del 1915-18 il Prof. Putti si trovò ad affrontare gravi problemi per poter ospitare i feriti e i mutilati che giungevano sempre più numerosi in Istituto: da grande organizzatore, dopo aver trasformato in sale di degenza tutti gli spazi possibili compresi l'ex biblioteca e il refettorio dei monaci , ampliò la ricettività, attraverso la costruzione di un padiglione separato in uno spiazzo antistante l'ingresso principale, fino a disporre di una capienza di 500 posti letto. Trovò, inoltre, una nuova sede alle Officine Ortopediche, (fino ad allora allocate nel vecchio complesso, trasferendole in un edificio posto lungo la strada panoramica che porta in città) che divennero ben presto conosciute in tutta Europa, nonchè le prime in Italia. Qui venivano costruiti gli arti artificiali, le protesi per migliaia di mutilati che erano non solo funzionali, razionali ma anche belli esteticamente dato che a costruirli era Augusto Fusaroli, lo stesso artigiano a cui si deve il mobilio della attuale biblioteca e del suo studio privato.

Terminato il conflitto mondiale, Putti ritornò ad occuparsi dei problemi quotidiani. Nel 1923, dopo aver superato ostacoli e difficoltà con l'Amministrazione, trasformò un vecchio albergo di Cortina d'Ampezzo in un efficiente Istituto Elioterapico per la cura della tubercolosi osteoarticolare che chiamò Codivilla in onore del Suo Maestro.

Negli anni che seguirono la risonanza del Rizzoli e la fama di Putti crebbero in maniera esponenziale tanto da far dire al suo collega Henry Platt (in una disamina della storia dell'ortopedia in Europa dal 1900 al 1950) che in quegli anni l'Istituto di Bologna era "la mecca dell'Ortopedia".
Eccellente chirurgo, ottimo organizzatore, figura carismatica il Prof. Putti richiamò in Istituto non solo giovani talenti desiderosi di apprendere nuovi metodi operatori nel campo della chirurgia degli organi di movimento ma anche illustri colleghi provenienti da tutte le parti del mondo.

Egli si interessò a tutti i maggiori problemi dell'Ortopedia ed introdusse nuovi metodi e originali strumenti. Mostrò il metodo di trattamento dell'anchilosi, la lussazione congenita dell'anca, le deformità post-traumatiche, l'accorciamento degli arti, le paralisi e i tumori ossei. Il suo contributo alla chirurgia delle lesioni dei nervi periferici e il suo lavoro sulla tecnica di amputazioni cinematiche e sulla protesizzazione dell'articolazione del ginocchio lo hanno posto fra i grandi dell'Ortopedia.

Egli fu anche uno dei Fondatori della S.I.C.O.T. (Societe Internationale de Chirugie Orthopedique et Traumatologie), Socio onorario di Associazioni Italiane, Americane e Inglesi e corrispondente estero del Journal of Bone and Joint Surgery fin dal gennaio del 1928.

Fu ospite in numerosi Congressi in tutta Europa e, dopo il primo viaggio compiuto oltreoceano nel 1919, più volte si recò sia in America del Nord che del Sud, invitato a tenervi conferenze, tanto che gli allievi sudamericani lo considerano il fondatore dell' Ortopedia nei loro paesi.

Si interessò anche di storia della medicina come è dimostrato dalle 26 pubblicazioni di argomento storico fra cui lo splendido saggio su Berengario da Carpi con la traduzione italiana del trattato "De fracture calvariae sive cranei," pubblicato a Bologna nel 1937, e la monografia "Historical artificial limbs" edita a New York nel 1930.

Egli fu un appassionato bibliofilo e un minuzioso collezionista di tutto ciò che avesse un'attinenza con il mondo della medicina e decise per testamento che la "Biblioteca Scientifica e le connessioni annesse diventeranno proprietà degli Istituti Rizzoli affinché ne possano usufruire tutti gli studiosi".

Una edizione del libro di Celso ed una di Paolo d'Egina, acquistati su una bancarella per pochi centesimi nel 1904 (come ricorda Augusto Anzoletti suo collega ed amico), costituirono le basi di una collezione privata di antichi volumi di medicina considerata dagli esperti una delle più ricche e scelte del mondo, non tanto per la quantità quanto per la qualità dei testi in essa contenuti.

Il Professore selezionava con molta cura i volumi da acquisire (ricercati dagli antiquari di tutto il mondo) scegliendo più edizioni della stessa opera o più opere dello stesso autore, cercando le più rare con legature preziose ed originali, copie con dediche e appartenute a personaggi famosi. Nello studio, sugli scaffali della libreria sono collocati alcuni dei 17 manoscritti, 66 incunaboli, 238 cinquecentine, 957 volumi ed opuscoli rari appartenenti alla collezione dei quali citeremo i più rari e preziosi in un capitoletto a parte.

Putti morì improvvisamente stroncato da un attacco di angina pectoris il 1 Novembre 1940, all'età di 60 anni, lasciando nel cuore di coloro che lo avevano amato, ammirato, onorato un vuoto incolmabile.

Contenuto aggiornato il 11/11/2010 - 16:20
Redazione contenuti: D.ssa Anna Viganò (anna.vigano@ior.it)
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