Campi di utilizzo

La sostituzione, integrazione e/o rigenerazione dei tessuti ossei riguarda la chirurgia ortopedica, la neurochirurgia, la chirurgia ricostruttiva e la chirurgia dentistica e maxillo-facciale. Nella chirurgia ortopedica, gli impianti ossei sono largamente usati nell'artoprotesi dell'anca e del ginocchio (osteoartrite, fratture osteoporotiche e traumatiche, artrite reumatoide), chirurgia neoplastica, osteomielite (ematogenica, fratture aperte, impianti metallici), chirurgia spinale (ernia discale, tumori, spondilodischiti).

Chirurgia protesica e chirurgia ortopedica correttiva

L'osso spongioso costituisce la struttura interna delle ossa ed è formato da trabecole che generano piccole cavità, collegate tra loro, contenenti il midollo osseo; è più fragile, ma molto più plastico. Usato principalmente per il reintegro della sostanza ossea negli interventi di riprotesizzazione di anca e di ginocchio, per la stabilizzazione dei mezzi di sintesi nelle artrodesi vertebrali, per il riempimento di cavità cistiche congenite ed acquisite. In ortopedia protesica, gli innesti di tessuo muscoloscheletrico consentono il recupero, soprattutto nelle revisioni, della struttura e conformazione del segmento osseo danneggiato dalla mobilizzazione del precedente impianto.

Innesti di tessuto

Traumatologia

L'osso corticale, compatto e lamellare, costituisce la superficie esterna delle ossa; è molto robusto e se ne possono ricavare stecche, utilizzate per dare stabilità in caso di fratture non consolidate. In traumatologia, gli innesti consentono il recupero di perdite di sostanza, più o meno grossolane, derivate da eventi traumatici.

Innesto Tibia

Oncologia e trapianti

L'osso omologo è fondamentale nella chirurgia conservativa dei tumori ossei: l'amputazione dell'arto è stata oggi largamente sostituita dalla ricostruzione funzionale, possibile solo grazie alla disponibilità di segmenti ossei donati che consente ai pazienti di evitare la totale perdita dell'arto e di recuperare una condizione di normalità e miglior qualità di vita.

Per “trapianto di osso” o “innesto massivo” si intende la sostituzione di una parte circonferenziale di un osso lungo (scheletro appendicolare) o dello scheletro assiale (bacino, vertebre) quando vi sia la sostituzione a tutto spessore di un segmento di sostegno, tale da configurare una sostituzione anatomica e funzionale del segmento nel suo insieme o di gran parte di esso o quando vengono utilizzati per sostituire la superficie articolare completa, con le relative inserzioni capsulo-legamentose.

In caso di ampie resezioni di ossa lunghe o di bacino, come per esempio nell'asportazione di un tumore, è possibile infatti ricostruire l'osso con un innesto massivo: costituito da un segmento osseo intero o quasi arricchito delle proprie inserzioni capsulo-legamentose.

Tali innesti possono essere intercalari (sostituzione di una diafisi) o osteoarticolari (sostituzione di una delle componenti articolari, in associazione o meno di elementi protesici.

In pazienti giovani, quando è necessario ottenere una crescita dell'osso sostituito, nell'ambito dello sviluppo dell'intero apparato scheletrico del soggetto, se la natura della patologia di base ed il tipo di resezione lo permettono, è possibile innestare un osso lungo di donatore cadavere insieme ad un segmento osseo autologo vascolarizzato.

È questa la tecnica del “perone vascolarizzato”: in caso di tumore della tibia o del femore, all'interno del segmento da donatore omologo, viene inserito il perone autologo, prelevato dall'arto controlaterale, dotato di un peduncolo vascolare, e viene innestato eseguendo il collegamento vascolare. Così, l'osso autologo, vitale, nutre ed accresce quello omologo non vitale. L'osso omologo garantisce il sostegno e la guida all'osso autologo. Questo tipo di innesto si può definire trapianto autologo - omologo.

Questa tecnica (che si deve al compianto prof. Mario Campanacci) è stata implementata presso la Clinica Ortopedica e Traumatologica IV a prevalente indirizzo oncologico dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, Trapianto Autotrapianto

innesto tessuto

Esempi di applicazione sono la ricostruzione della tibia, con l'innesto di un segmento osseo, di un ragazzo di 12 anni colpito da osteosarcoma e la ricostruzione della testa del femore mediante l'innesto della fibula prossimale di una bambina di 4 anni colpita sempre da osteosarcoma.

Chirurgia della mano

Metacarpi

In caso di patologie traumatiche o tumorali, è possibile riparare o sostituire segmenti del carpo, del metacarpo e le falangi della mano con identici segmenti, prelevati da donatori deceduti, completi di cartilagine articolare, capsula e tendini. Con la microchirurgia si ripristinano legamenti, vasi e nervi, restituendo alla mano operata una buona funzionalità.

 

Chirurgia maxillo-facciale e odontostomatologia

L'utilizzo di prelievi ossei per ricostruire l'integrità scheletrica dopo ampie demolizioni è una pratica oramai frequente in chirurgia maxillo-facciale: gli ambiti di utilizzo di tale metodica sono svariati e vanno dall'oncologia del massiccio facciale alla traumatologia, dalle malocclusioni su base scheletrica alle gravi deformità cranio-facciali.

È possibile, per esempio, sostituire la mandibola, in parte o totalmente, senza alterare la fisionomia del ricevente né quella del donatore: si identifica un donatore compatibile al ricevente per morfovolumetria facciale; quindi se ne ricostruiscono attentamente i lineamenti con resine odontoiatriche. Frequente è l'uso odontoiatrico/implantologico di prodotti liofilizzati per la ricostruzione di alveoli dentali (microstecche, lamine di cortico-spongiosa), riempimenti di cavità in vista dell'impianto di protesi (chips di corticospongiosa), stimolazione alla produzione di osso neo-formato e vascolarizzato (matrice demineralizzata) nelle parodontopatie.

L'osso omologo mostra vantaggi sovrapponibili all'osso autologo, quantitativamente più scarso e prelevabile solo aprendo un ulteriore campo chirurgico.

Mentre le microstecche derivano da cortico-spongiosa, i micro-cubetti sono costituiti da sola spongiosa.

La processazione in camera sterile di classe A consente, a fronte di controlli di processo e di prodotto negativi, di evitare la sterilizzazione a raggi gamma che produce una diminuzione delle caratteristiche osteo-induttive e biomeccaniche dell’osso.

Microchirurgia ricostruttiva otorinolaringoiatrica

Negli interventi ricostruttivi del timpano (vedi: miringoplastica e ossiculoplastica – Unità di Otorinolaringoiatria e otoneurochirurgia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma) e delle cartilagini della piramide nasale, in caso di ampie perdite di sostanza o quando non è indicato l'uso di frammenti autologhi, si ricorre alla cartilagine omologa, prelevata dalla coste del donatore e trattata sterilmente al fine di ottenere piccoli segmenti idonei all'impianto microchirurgico.

La maggiore disponibilità, la buona resa, la maneggevolezza e la sicurezza del materiale da impianto rendono sempre più frequente il ricorso alla cartilagine omologa in ambito microchirurgico.

Come per il tessuto osseo o tendineo, la cartilagine, essendo priva di componenti cellulari vitali, non comporta rischi di rigetto, mentre mantiene integre le sue proprietà strutturali e di elasticità.

Contenuto aggiornato il 04/01/2017 - 12:45
Redazione contenuti: Teresa Venezian (teresa.venezian@ior.it)
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