Donatori autologhi

Mentre il tessuto omologo viene prelevato da un donatore diverso dal ricevente, nel caso del tessuto autologo paziente e ricevente coincidono: durante l'intervento chirurgico ricostruttivo, infatti, il tessuto necessario viene prelevato da un'altra sede anatomica del paziente stesso per essere utlizzato nel corso del medesimo intervento. Mentre la donazione omologa può soddisfare il crescente fabbisogno di grandi quantità e tipologie diversificate di tessuto muscolo-scheletrico, processato e non, la donazione autologa, oltre a fornire quantità limitate di osso, comporta allungamento dei tempi chirurgici, ulteriore ferita e spesso dolore nella sede del prelievo. E' pertanto una pratica forzatamente limitata.

Eventuali frammenti di tessuto residui dall'intervento stesso, possono comunque essere conservati a disposizione per il paziente stesso, nel caso l'ortopedico richiedente ipotizzi un possibile nuovo intervento, a distanza di tempo.

E' possibile anche che un segmento osseo venga recuperato in caso di evento traumatico (incidente stradale o sul lavoro, per esempio): in tal caso, la struttura sanitaria che ha in carico il paziente può chiedere alla Banca di riferimento (unica autorizzata a conservare e validare) di procedere alla conservazione e all'eventuale trattamento del segmento, in attesa di impianto sul donatore 'proprietario'.
In caso di tessuto proveniente da paziente con trauma stradale, gli operatori BTM provvedono ad eseguire i campionamenti microbiologici (tampone per aerobi, tampone per anaerobi, campione bioptico), dopo le operazioni di pulizia chirurgica (per allontanare parti molli o frammentate) e lavaggio per immersione in soluzione fisiologica sterile (10 minuti), eventualmente addizionata di antibiotico.

Una volta eseguiti i test microbiologici, il segmento viene riconfezionato e inviato comunque alla sterilizzazione tramite gammairradiazione.
Il tessuto ad esclusivo uso autologo, se non utilizzato, al raggiungimento della data di scadenza viene eliminato. In nessun caso viene impiegato su ricevente diverso dal donatore stesso. Il campione viene prelevato e conservato per uso autologo su valutazione discrezionale del chirurgo ortopedico che effettua la richiesta.

Le tipologie di tessuto autologo più frequentemente conservate, oltre alle epifisi femorali, sono: segmento di costola, piccole diafisi di femore-tibia-perone, cunei, condili, stecche, emidiafisi, teche craniche.

La conservazione e/o processazione di teche craniche autologhe, rimosse temporaneamente dal neurochirurgo in seguito a traumi, tumori, aneurismi e malformazioni congenite (patologie che colpiscono circa 1000 nuovi casi l'anno) può essere richiesta alla Banca di riferimento in caso sia previsto il reimpianto o una ricostruzione cranica, una volta risolto lo stato patologico.

sintesi donazione autologa

Contenuto aggiornato il 05/09/2019 - 10:16
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