Venerdì 9 novembre un convegno ANT, in collaborazione con il Rizzoli, sulla donna con tumore alla mammella metastatico

Comunicato stampa - 08/11/2018

Nonostante i progressi della chirurgia e delle terapie mediche riescano oggi a guarire molte forme di tumore alla mammella un tempo considerate letali, questa patologia rimane oggi la neoplasia più frequente nella popolazione femminile, tanto da colpire una donna su 8. In Italia sono circa 35.000 (il 6% delle italiane) le donne con tumore al seno in forma avanzata o metastatica. Si tratta di pazienti particolarmente fragili, costrette a convivere anche per lunghi periodi con una serie di problematiche legate alla malattia.

Di come sostenerle in maniera adeguata attraverso l’organizzazione di un ambulatorio multidisciplinare si parlerà venerdì 9 novembre nell’Aula Magna SACMI della sede ANT (via Jacopo di Paolo, 36) durante il convegno organizzato da Fondazione ANT in collaborazione con l’Istituto Ortopedico Rizzoli e sostenuto da Susan G. Komen Italia: “La donna con tumore della mammella metastatico: l'organizzazione di un ambulatorio multidisciplinare”. La giornata, curata da Costantino Errani, medico della Clinica di Ortopedia Oncologica del Rizzoli, e Silvia Varani, responsabile nazionale Formazione e Aggiornamento Scientifico ANT, si propone come momento di aggiornamento scientifico ma anche di incontro e confronto tra clinici, istituzioni e associazioni del territorio per riflettere con l’obiettivo di implementare quella rete di servizi che permette alla donna di affrontare il tumore alla mammella con la sicurezza di essere seguita da un team di specialisti dedicati, curata secondo i più alti standard, e accompagnata nell’intero percorso di malattia.

Il convegno, accreditato per medici, psicologi e infermieri, si aprirà alle 9 con i saluti delle autorità: il Presidente ANT Raffaella Pannuti, la professoressa dell’Alma Mater Carla Faralli Presidente del Comitato Susan G. Komen Emilia Romagna, l’Assessore alla Sanità del Comune di Bologna Giuliano Barigazzi, il Direttore Generale dell’Istituto Ortopedico Rizzoli Mario Cavalli, il Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Orsola Malpighi di Bologna Gianbattista Spagnoli, il Consigliere dell’Ordine dei Medici di Bologna Margherita Arcieri, il Presidente del Collegio delle Professioni Infermieristiche Pietro Giurdanella.

La prima sessione della mattina - Terapia medica e trattamenti integrati - avrà un taglio prettamente clinico e vedrà l’intervento di numerosi professionisti coinvolti nella rete di cura bolognese del tumore della mammella. Nel focus on della seconda sessione - La dimensione organizzativa nei percorsi di cura multidisciplinari - si entrerà nel vivo della pianificazione dei percorsi assistenziali, grazie alla presenza dei responsabili delle Breast Unit presenti sul territorio. Il tema sarà approfondito nel pomeriggio, con la sessione – La presa in carico della paziente in fase avanzata – dove si parlerà dei percorsi clinico-organizzativi di continuità tra ospedale e territorio.

Per realizzare questo, è determinante anche il contributo delle persone più direttamente coinvolte nei percorsi di cura, cioè le pazienti stesse. La loro voce sarà portata dalle associazioni del territorio che interverranno nella tavola rotonda - Risorse e opportunità del patients engagements - veicolando così i reali bisogni delle donne ammalate in modo che possano essere condivisi ed accolti all'interno della progettazione dei vari percorsi terapeutici. Questo è espresso chiaramente nelle Linee di indirizzo sulle modalità organizzative ed assistenziali della rete dei centri di senologia, mirate a una standardizzazione della qualità della cura nelle Breast Unit, approvate nella conferenza Stato-Regione nel 2014, dove si decreta l’utilità e la necessità della partecipazione dei cittadini per un servizio alla paziente e una gestione del percorso di cura più efficace possibile. Grazie alle associazioni che spesso operano in sinergia con le aziende sanitarie locali, le pazienti possono infatti essere supportate con informazioni sulle modalità di accesso ai servizi e alle prestazioni, sui percorsi terapeutici e sulla gestione degli effetti collaterali, con un aiuto concreto durante le cure, in alcuni casi organizzando trasporti, punti di ascolto, programmi di recupero psicofisico durante e dopo la malattia, interagendo con le istituzioni per garantire il diritto alla qualità di cura. Grazie alle associazioni di volontariato e alle loro azioni di lobbying e di advocacy presso le istituzioni, le pazienti possono avere l’opportunità di migliorare la qualità dei servizi che ricevono e di far sentire la loro voce.

Contenuto aggiornato il 08/11/2018 - 18:10
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