Vertebroplastica percutanea

La vertebroplastica percutanea è una procedura terapeutica mini-invasiva di Radiologia Interventistica utilizzata per il trattamento delle fratture vertebrali dolorose da insufficienza (osteoporotiche) e di quelle patologiche (da tumori primitivi o secondari).

Un terzo di tutte le fratture vertebrali è da osteoporosi. In Italia si verificano circa 100.000 fratture vertebrali da osteoporosi (1/3 delle quali con importante dolore vertebrale), il cui trattamento 'convenzionale' prevede una lunga immobilizzazione (30-60gg), terapia antalgica associata, con rischio di complicanze (tromboflebiti o polmoniti).

La prima vertebroplastica fu effettuata da Hervè Deramond ad Amiens nel 1984, per un angioma espansivo dell'odontoide. L'intervento consiste nell'introduzione percutanea sotto guida TC di un ago di calibro opportuno attraverso il quale, raggiunto il centro del corpo vertebrale, si iniettano sotto controllo scopico pochi millilitri di cemento che solidifica rapidamente e consolida in maniera pressoché immediata la vertebra stessa (figura 1, 2 e 3). La vertebroplastica percutanea viene eseguita in anestesia locale.

Nell'anno 2002 sono state eseguite negli Stati Uniti 38.000 vertebroplastiche con un aumento del 28% rispetto all'anno precedente.

Indicazioni

Le principali indicazioni sono:

  • Frattura recente da osteoporosi, dolente, refrattaria al trattamento medico
  • Lesioni tumorali primitive o secondarie responsabili di dolore (metastasi, linfomi, plasmocitomi, mielomi, angiomi, ecc.).

Controindicazioni

Le controindicazioni sono:

  • Stati settici
  • Discrasie emorragiche
  • Fratture instabili
  • Discontinuità del muro posteriore

Fratture da osteoporosi

Nelle fratture da osteoporosi possono essere trattate anche più vertebre, al massimo tre nella stessa seduta. La scelta della o delle vertebre da trattare non si basa solo sulla forma che queste presentano all'esame radiografico; l'esame di Risonanza Magnetica consente in più di evidenziare le vertebre che presentano edema intraspongioso a testimonianza che le fratture sono recenti; tale reperto deve poi essere correlato alla sede precisa della sintomatologia riferita dal paziente (a tal fine è utile la ricerca del dolore provocato dalla digitopressione mirata).

La maggior parte dei pazienti che ha usufruito di tale terapia ha riferito la riduzione o la risoluzione del dolore tra la prima ora e il 14° giorno, con una media di 72 ore; ciò ha consentito di  non indossare più il busto, di ridurre o sospendere l'assunzione di farmaci analgesici e quindi di  migliorare la qualità della vita.

Metastasi

Nella vertebra interessata da metastasi la vertebroplastica permette di ottenere rapidamente la stabilizzazione della stessa e la riduzione/risoluzione del dolore entro 12-24h dal trattamento (la radio- o la chemioterapia raggiungono l'obbiettivo dell'analgesia in 2-4 settimane) nel 96-98% dei casi, con miglioramento significativo della qualità di vita del paziente.

Tumori vertebrali primitivi (Angioma espansivo, Mieloma, Plasmocitoma)

Come per le metastasi, la terapia con vertebroplastica permette di ottenere un immediato effetto analgesico e la stabilizzazione della vertebra, evitandone il rischio di crollo.

In conclusione, la vertebroplastica appare oggi una procedura di grande efficacia nel trattamento del crollo vertebrale osteoporotico e tumorale.

Immagini

Figura 1 - Paziente di 73 anni, affetta da dorsalgia da oltre 2 mesi, non controllabile con la terapia medica e con il busto. L'esame radiografico fa apprezzare sul piano sagittale l'avvallamento della limitante somatica superiore della XII vertebra toracica. In corrispondenza della stessa si evocava una spiccata dolorabilità alla digitopressione e all'esame di risonanza magnetica si apprezzava la presenza di edema intraspongioso nella sequenza STIR.

Figura 2 - Le piccole dimensioni e l'orientamento pressoché sagittale dei peduncoli hanno fatto preferire l'accesso trans-costovertebrale che è possibile eseguire e monitorare sotto guida TC con estrema efficacia e sicurezza (come dimostra l'immagine).

Figura 3 - L'esame TC, assunto dopo l'iniezione del cemento eseguita sotto guida scopica, fa apprezzare la corretta diffusione del cemento all'interno del corpo vertebrale e l'assenza di fuga dello stesso nei tessuti contigui.

 

Autore: Dr. Ugo Albisinni, Direttore della Struttura Complessa Radiologia diagnostica e interventistica, Istituto Ortopedico Rizzoli.

Scheda revisionata il: 12 ottobre 2011.

Contenuto aggiornato il 27/09/2013 - 16:09
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