Anca: Coxartrosi. La protesi d'anca personalizzata e mini-invasiva al Rizzoli

L'indicazione di eseguire l'intervento chirurgico di protesi d'anca viene suggerita sempre più frequentemente. Da un lato, il progressivo allungarsi della vita media e il miglioramento delle condizioni generali della popolazione fa sì che ci sia un aumento dei soggetti candidati a tale intervento, dall'altro il miglioramento delle tecniche chirurgiche e dei materiali utilizzati hanno ridotto l'età dei pazienti che si sottopongono a tale intervento.

L'intervento chirurgico consente di sostituire l'articolazione dell'anca ormai irrecuperabilmente alterata (Coxartrosi), con componenti artificiali, allo scopo di eliminare il dolore e di restituire una mobilità articolare quanto più possibile vicina a quella normale.

Fig. 1 - Composizione della protesi in titanio

La protesi d'anca è costituita da due componenti: quella femorale e quella acetabolare; tali componenti protesiche sono poi accoppiate tra di loro attraverso un inserto posto all'interno del cotile ed una testina impiantata sul collo della componente femorale.

Nella nostra pratica clinica vengono utilizzate componenti protesiche in titanio. Lo stelo femorale è di solito rivestito da idrossiapatite permettendo una più rapida osteointegrazione con il canale femorale. La coppa acetabolare, anch'essa in titanio, è caratterizzata da una superficie esterna ad alta porosità, migliorando la capacità di alloggiamento di tipo press-fit. L'inserto e la testina sono invece realizzati in ceramica "DELTA", materiale ad oggi caratterizzato da una migliore biocompatibilità e minor tasso di usura (fig. 1). 

In caso di importante deficit osseo, si possono utilizzare componenti acetabolari dette "custom made" ovvero realizzate appositamente con stampante 3D sulla base della TAC del singolo paziente e quindi totalmente personalizzate (fig. 2).

Fig. 2 - Componenti costum-made realizzate con stampanti 3D

Le vie d'accesso chirurgico all'anca

In base all'anatomia, fisionomia ed età del paziente, viene scelta la via d'accesso all'anca più idonea, in modo da personalizzare l'impianto protesico, rispettando al massimo i tessuti periarticolari. A questo scopo vengono utilizzate tre vie d'accesso all'anca con approccio mini-invasivo. Queste tecniche chirurgiche mini-invasive permettono inoltre al paziente una minor perdita di sangue e una più rapida riabilitazione e ripresa post-operatoria. Nei pazienti operati dalla SC Chirurgia Protesica, il tasso di trasfusione ad oggi è pari al 10%, scendendo fino al 5% nei pazienti con valore di emoglobina preoperatoria ≥ 13g/dl. Questi dati sono stati evidenziati dal Co.B.U.S. (Comitato per il Buon Uso del Sangue), che ha sottolineato come tale tasso di trasfusione è pari a un terzo della media dei pazienti operati di protesi totale d'anca.

L'accesso anteriore (l'incisione può essere longitudinale o trasversa a "bikini", sulla piega della coscia in modo da rimanere nascosta dagli slip) sfrutta l'interstizio esistente tra il muscolo tensore della fascia lata ed il sartorio, questo accesso permette di giungere all'articolazione dell'anca ed impiantare la protesi senza disinserire alcun muscolo (fig. 3).

Fig. 3 - Accesso anteriore

L'accesso postero-laterale permette di raggiungere l'articolazione sacrificando solo alcuni muscoli extra-rotatori dell'anca, dalla scarsa valenza funzionale. Questa via di accesso è ideale perché consente un'ampia esposizione specie nei complessi casi di grave deformità come esito di patologie congenite dell'anca, ma allo stesso tempo favorisce una rapida riabilitazione, in quanto la muscolatura glutea non viene disinserita (fig. 4).

Fig. 4 - Accesso postero-laterale

La via d'accesso antero-laterale permette una rapida esposizione dell'articolazione con un ridotto tasso di complicanze (sanguinamento, lussazione, mal posizionamento delle componenti protesiche). Tale tecnica prevede la parziale disinserzione dei muscoli piccolo e medio gluteo, che verranno accuratamente reinseriti a fine intervento (fig. 5).

Fig. 5 - Accesso antero-laterale

La fisioterapia del paziente operato di protesi d'anca

Un corretto trattamento riabilitativo non può prescindere dalla valutazione di diversi fattori, fra cui le condizioni pre- e post-operatorie del paziente e la sua capacità di collaborazione e di seguire le indicazioni fornite dai medici e dai fisioterapisti.

Il paziente inizia il trattamento riabilitativo in prima giornata post-operatoria, e gradualmente impara a deambulare con carico parziale sull'arto operato con l'ausilio di due stampelle, fino a riuscire a salire e scendere le scale.

Le nostre moderne tecniche operatorie con vie d'accesso mini-invasiva e personalizzate sul paziente consentono di ridurre il dolore post-operatorio, le perdite ematiche (tasso di trasfusione pari al 10%, scendendo fino al 5% nei pazienti con valore di emoglobina preoperatoria ≥ 13g/dl, dati COBUS), la degenza media ospedaliera (3-5 giorni) e soprattutto di ridurre i tempi di recupero dall'intervento chirurgico.

Inoltre sempre grazie a questo approccio personalizzato e ai materiali protesici di ultima generazione, è possibile un rapido ritorno all'attività quotidiana e lavorativa, oltre che all'attività sportiva di tipo amatoriale come jogging, bicicletta, nuoto, trekking, tennis, paddle.

 

Autori: Prof. Francesco Traina, Dr. Enrico Tassinari, SC Ortopedia-Traumatologia e Chirurgia protesica e dei reimpianti d'anca e di ginocchio, Istituto Ortopedico Rizzoli

Scheda revisionata il: 30 dicembre 2020

Contenuto aggiornato il 15/04/2021 - 16:33
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