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Al Rizzoli torna la bambina che imparò a camminare con una protesi d’anca, primo caso al mondo

Fu operata all'età di diciassette mesi per un sarcoma di Ewing del femore prossimale dal dottor Marco Manfrini, Clinica III

27 Luglio 2026

Ci sono interventi chirurgici che non finiscono quando si chiude la ferita. Iniziano quel giorno e continuano per molti anni.” Con queste parole la dottoressa Laura Campanacci, della Clinica Ortopedica e Traumatologica III a prevalente indirizzo oncologico dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna diretta dal prof. Davide Donati, racconta una storia che attraversa quasi tutta la vita di una giovane paziente e testimonia il valore della continuità di cura.

Era stata operata all'età di appena diciassette mesi per un sarcoma di Ewing del femore prossimale dal dottor Marco Manfrini, che eseguì l'intervento di resezione del tumore e la ricostruzione dell'arto con una protesi composita, costituita da un innesto osseo associato a una piccola protesi. Pochi mesi dopo mosse i suoi primissimi passi sulla "nuova" anca: il primo caso documentato nella letteratura ortopedica internazionale di una ricostruzione di questo tipo eseguita in una bambina che non aveva ancora iniziato a camminare.

Negli anni successivi la bambina è cresciuta e con lei anche la necessità di adattare la ricostruzione al suo sviluppo, in un’ottica di personalizzazione delle cure. Il dottor Manfrini, affiancato in alcuni interventi dal dottor Giuseppe Bianchi, ha eseguito le revisioni chirurgiche necessarie per accompagnarne la crescita, con l'obiettivo di preservare funzione e qualità di vita e sempre sviluppando un’accurata pianificazione pre e post operatoria.

Oggi è una ragazza di 14 anni e pochi giorni fa è tornata al Rizzoli per affrontare una nuova tappa del suo percorso. L’equipe della Clinica Ortopedica III, composta dal dottor Giuseppe Bianchi e dalla dottoressa Laura Campanacci, ha eseguito un intervento per correggere la differenza di lunghezza degli arti sviluppatasi durante la crescita. È stato impiantato un chiodo allungabile che consentirà di recuperare circa cinque centimetri di lunghezza del femore attraverso un dispositivo magnetico che la paziente potrà utilizzare autonomamente a casa, ottenendo un allungamento di circa un millimetro al giorno. Un percorso quotidiano che ridefinisce il ruolo del chirurgo ortopedico, come sottolinea la dottoressa Campanacci: “Questa è l’ortopedia oncologica pediatrica: non significa solo rimuovere un tumore. Significa accompagnare un bambino fino a quando diventa ragazzo, affrontando insieme ogni nuova sfida che la crescita può portare. È un lavoro di squadra che dura anni, spesso decenni, e che coinvolge più chirurghi e molte professionalità di diverse discipline. Perché il nostro obiettivo non è soltanto guarire dal cancro. È restituire il futuro costruendolo insieme a chi si affida alle nostre cure.” 

Il dr. Giuseppe Bianchi e la dr.ssa Laura Campanacci con la giovane paziente
Il dr. Giuseppe Bianchi e la dr.ssa Laura Campanacci con la giovane paziente

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