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Osteotomia periacetabolare

Che cos'è la displasia dell'anca?

La displasia dell'anca è in senso generico un’anomalia ossea che causa un inadeguato contenimento della testa femorale nell'acetabolo, alterando la biomeccanica articolare. Si tratta di una condizione in cui l'articolazione dell'anca non si è sviluppata correttamente, con possibili alterazioni anatomiche che possono interessare l’orientamento del collo e della testa femorale e/o la morfologia e l’orientamento dell’acetabolo.

Che cos'è un'osteotomia periacetabolare (PAO)?

L'osteotomia periacetabolare (PAO) viene presa in considerazione nei pazienti che presentano displasia acetabolare sintomatica, con segni minimi di degenerazione articolare (grado Tonnis 0-1) e con mancata risposta al trattamento conservativo. L’intervento è finalizzato al miglioramento della biomeccanica dell'articolazione dell'anca, in modo da aumentare la copertura della testa femorale e la congruenza con l’acetabolo, e quindi ridurre le sollecitazioni sulle strutture responsabili della sintomatologia dolorosa, come il labbro acetabolare.

La PAO è un intervento chirurgico che richiede un'incisione nella zona bikini di circa 10-12 cm e diversi tagli ossei (osteotomie) sulle 3 ossa del bacino (ischio, pube ed ileo) per svincolare l’acetabolo dal resto della pelvi, consentendone il riorientamento necessario per ottimizzare la copertura della testa femorale. La nuova posizione dell’acetabolo viene stabilizzata da delle viti che ne mantengono il corretto orientamento durante il processo di guarigione dell’osso. 
La guarigione ossea inizia generalmente nelle prime 4–8 settimane dopo l’intervento, con una progressiva formazione del callo osseo. Il consolidamento prosegue nei mesi successivi e può richiedere fino a 6–12 mesi per il completamento.

Escludendo i casi di lussazione franca dell’anca, secondaria a displasia di alto grado, in cui l’osteotomia periacetabolare (PAO) non è indicata, i quadri patologici più frequentemente trattabili nel giovane adulto sono la displasia acetabolare (Fig. 1) e la retroversione acetabolare (Fig. 2).

Fig. 1 (A e B): Paziente affetta da displasia acetabolare con sfuggenza del tetto acetabolare e insufficiente copertura acetabolare anteriore  operata di PAO per aumentare la stabilità e la congruenza della testa del femore con l’acetabolo.
Fig. 1 (A e B): Paziente affetta da displasia acetabolare con sfuggenza del tetto acetabolare e insufficiente copertura acetabolare anteriore operata di PAO per aumentare la stabilità e la congruenza della testa del femore con l’acetabolo.
Fig. 2 (A e B): Paziente affetta da retroversione acetabolare con insufficiente copertura acetabolare posteriore ed eccessiva copertura acetabolare anteriore (FAI secondario). Operata di PAO reverse per correggere la versione ed eliminare il conflitto.
Fig. 2 (A e B): Paziente affetta da retroversione acetabolare con insufficiente copertura acetabolare posteriore ed eccessiva copertura acetabolare anteriore (FAI secondario). Operata di PAO reverse per correggere la versione ed eliminare il conflitto.

Risultati della PAO

L'operazione mira a migliorare il movimento dell'articolazione e ad alleviare il dolore causato dalla patologia. Uno studio del 2020 (Holleyman et al.) ha rilevato che 9 pazienti su 10 hanno mostrato un netto miglioramento ad un anno dopo l'intervento. I pazienti hanno mostrato una migliore mobilità dell'anca e una riduzione del dolore muscolare (Jacobsen et al., 2019), oltre ad un miglioramento delle capacità ricreative e delle attività quotidiane (Berwin et al., 2023).

Una revisione sistematica del 2022 condotta da Hwee Inn Tan et al. ha dimostrato che il 75,9% dei pazienti sottoposti a PAO ha ancora l'anca nativa dopo 10 anni senza aver avuto la necessità di sostituzione protesica dell’articolazione.

Perché sottoporsi ad una PAO?

L’intervento chirurgico riorienta l’acetabolo in modo da migliorare la copertura della testa femorale e ripristinare una biomeccanica articolare più favorevole. Questo consente di distribuire meglio i carichi sull’articolazione, contribuendo a ridurre il dolore all’anca e alle strutture muscolari circostanti e a rallentare la progressione della degenerazione articolare.

Quando una PAO non è appropriata?

  • Pazienti di età inferiore a 10 anni (cartilagine a Y aperta)
  • Coxartrosi avanzata (Tonnis >2): risultati peggiori e minor diminuzione del dolore
  • Pazienti di età superiore ai 40 anni (in linea generale)

Cosa succede durante l'operazione?

La procedura durerà circa 2-3 ore. L'intervento viene eseguito attraverso un'incisione di circa 10-12 cm nella zona bikini (regione anteriore dell'anca). Per piani intermuscolari si raggiungono le ossa della pelvi. Vengono quindi eseguite le osteotomie di ileo, ischio e pube attorno all'acetabolo, per liberarlo dal bacino e consentirne il riorientamento in una posizione più corretta per ottimizzare la copertura della testa femorale.

L'anestesista monitorerà i parametri vitali durante l'intervento per garantire la sicurezza e il buon esito dell'operazione. Potrebbe verificarsi una perdita di sangue durante l'intervento e i livelli di emoglobina saranno monitorati nel postoperatorio; se bassi, in alcuni casi potrebbero essere necessarie emotrasfusioni.

La durata prevista del ricovero è di circa 5 giorni. Verrà effettuata una visita quotidiana dai medici e dai fisioterapisti, per valutare la mobilità letto/sedia, la deambulazione con le stampelle e l’apprendimento a scendere e salire le scale.

Riabilitazione

La riabilitazione inizia il 1° giorno dopo l'intervento chirurgico e in genere si divide in 4 fasi:

  1. Fase 1: 0-4 settimane. Carico sfiorante (fino a 20 kg) sulle stampelle. L'obiettivo in questa prima fase con un carico protetto è ridurre il dolore, favorire la guarigione della cicatrice, aumentare l’autonomia con le stampelle, ridurre al minimo l'atrofia muscolare e aumentare gradualmente l'ampiezza di movimento dell'anca.
  2. Fase 2: 4-8 settimane. Radiografia di controllo. Se tutto procede bene, si passerà al 50% del carico e il fisioterapista potrà aggiungere ulteriori esercizi. Nelle successive 6 settimane si potrà gradualmente ridurre l'uso di una stampella. 
  3. Fase 3: Dopo 8 settimane - 5 mesi. Radiografia di controllo. Se le osteotomie sono in via di guarigione il carico può essere aumentato fino a completo. 
  4. Fase 4: da 5 mesi a 1 anno: Radiografia di controllo. Se si sono raggiunti tutti gli obiettivi di forza con il tuo team di fisioterapisti, si potranno aumentare ulteriormente gli esercizi fino a riprendere gradualmente l’attività sportiva.

Domande frequenti:

Quando posso guidare?

Dipende dal lato dell'intervento e dal fatto che l'auto sia con cambio automatico o manuale. Generalmente la guida è concessa dopo circa 2 mesi dall’intervento.

Quando potrò tornare al lavoro?

Dipende dal tipo di lavoro. Se si svolge un lavoro molto sedentario, si può lavorare da casa dopo 2-3 settimane, se lo si desidera. In generale, consigliamo 12 settimane di pausa dal lavoro. Se si svolge un lavoro fisicamente impegnativo con stazione eretta prolungata, è più ragionevole attendere circa 4 mesi.

Avrò bisogno di una sedia a rotelle? Per quanto tempo dovrò usare le stampelle? 

Non è necessario usare una sedia a rotelle, può essere utile in caso di percorrenza di lunghe distanze. In media, le stampelle si dovranno usare per 2 mesi circa.

Quando potrò tornare ad avere rapporti intimi con il mio partner?

Si consiglia di attendere almeno 4 settimane affinché sia raggiunta una iniziale consolidazione ossea.  La ripresa dei rapporti intimi deve avvenire gradualmente, prestando attenzione al dolore ed evitando movimenti o posizioni che comportino sollecitazioni eccessive sull’anca operata.

Dovrò togliere le viti in futuro?

Le viti utilizzate durante l'intervento chirurgico possono talvolta essere percepite sotto la pelle o sfregare contro i vestiti. Quando l'osso è consolidato totalmente dopo circa 1 anno, si rimuovono tramite un piccolo intervento chirurgico in regime di Day Surgery.

Una PAO può avere ripercussioni sulla possibilità di avere figli o partorire?

La PAO non modifica le coniugate ostetriche e pertanto il canale del parto rimane invariato. È possibile quindi il parto naturale.

 

Autori: Dr. Nicola Rani, Dr. Marco Zaffagnini, Dr. Matteo Romagnoli, struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia Rizzoli-Argenta, Istituto Ortopedico Rizzoli.

Scheda informativa revisionata il: 26 ottobre 2026.

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